Della storia di quella ragazza di Milano che ha scambiato una citazione da “Romeo e Giulietta” nell’ Sms del proprio fidanzato, appena tornato da un lungo viaggio in treno, per un annuncio da imminente suicidio, ed ha chiamato la polizia che si è poi accertata dell’equivoco, e dove tutto è bene ciò che finisce bene, si possono trarre diverse morali.

La prima, che il romanticismo va adattato ai (grami) tempi che viviamo: reality, soap opera e libriccini porno soft sono più popolari dei drammi teatrali; porta pazienza, Shakespeare. La seconda, che l’incomunicabilità tra i sessi non è un’invenzione delle riviste “femminili” ma un dato di fatto al quale rassegnarsi; l’avrebbe detto anche Shakespeare. La terza, che forse i due fidanzati dovrebbero conoscersi un po’ meglio: credo (temo) che la mia consorte a un sms “romantico” o “equivoco” del suo coniuge risponderebbe con un banalissimo “ma che hai bevuto oggi?”; ci avrebbe riso anche Shakespeare.

Ma più semplicemente, che la gente, sempre meno capace di comunicare man mano che gli strumenti di comunicazione aumentano, sempre più sorda a idee e pensieri dell'”altro”, fosse pure l’amatissimo fidanzato/fidanzata, e soprattutto sempre più ignorante (e dunque digiuna di drammi teatrali), in questi tempi (grami) è molto propensa a “inventarseli”.

L’avrebbe detto anche Shakespeare, forse ci avrebbe persino scritto un dramma: benedetta ragazza, ma anche ammesso che il fidanzato fosse davvero un po’ giù di corda, non potevi almeno chiamarlo anziché chiamare subito la polizia?

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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