A cinquant’anni dalla diffusione del Talidomide, un farmaco che ha provocato sul finre degli anni ’50 morte o gravi malformazioni in almeno 20 mila bambini, l’amministratore delegato della casa farmaceutica Grunenthal, Harald Stock, ha chiesto scusa. Meglio tardi che mai.

Ha chiesto perdono per non aver trovato in cinquant’anni un modo per parlare, da essere umano a essere umano, alle vittime. Chiedendo di considerare questo lungo silenzio il segno “dello shock che quello che vi accadde provocò in noi”.

Uno shock che ha anche impedito alla Grunenthal di risarcire – a parte qualche elemosina qua e là – le vittime. E di negare proprie responsabilità. Alimentando il sospetto che più che il rimorso di coscienza ci siano alcune recenti sentenze che impongono risarcimenti multimilionari all’azienda, e il rischio di una “class action” mondiale delle vittime.

Forse è questo il vero shock che hanno provato nella sede di Aachen, in Germania, dove evidentemente è ben nota quella canzone napoletana che esorta “scordamm’ ce o’ passato”. Parlare è comodo. Troppo comodo e troppo facile.

Per le vittime del Talidomide servono fatti. Non parole.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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