Alessandro gira il caffè. E’ mattino e sa che un’altra dura giornata l’attende. Una giornata che correrà sul filo della tensione, tra cose da fare, idee da sviluppare, progetti da definire. Alessandro è un giovane; perché in Italia a più di trent’anni si è giovani se non giovanissimi.

Uno che, come i tanti della “generazione perduta” ha discreto talento e poca fortuna: perché in Italia star dopo quelli più incapaci ma più ruffiani di te si chiama sfortuna. Ma non è uno “sfigato” – perché è così che in Italia quei figli di papà piazzati nell’economia, in politica e all’università chiamano gli “altri”: lui si è messo in proprio, ha avuto un’idea, l’ha lanciata, ci ha sputato l’anima e la porta avanti.

Ma, nonostante quell’idea abbia avuto un buon successo, non è diventato ricco e neppure famoso. Perché in Italia per diventare famosi e ricchi è meglio tirare calci a un pallone, o avere un bel paio di tette, o finire in un reality a dire cazzate.

Alessandro non è un santo, e lo sa; ha un sacco di terribili – e a volte insopportabili – difetti. Però non è uno che si lamenta. Si rimbocca le maniche, alza la testa, si dà da fare. Sbaglia, cade, si rialza. Come tanti della sua età. Di cui nessuno parla, di cui nessuno si ricorda.

E’ mattina e ci sono un sacco di cose da fare; anche se oggi ha meno voglia del solito, Alessandro si mette al computer, inizia a lavorare; perché la giornata sarà lunga.

Non possiamo dirgli che questo Paese un giorno cambierà, che prima o poi talento, impegno e perseveranza di quelli come lui della “generazione perduta” saranno premiate. Ma una cosa possiamo dirgliela.

Buon compleanno.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Annunci