Due casalinghe di Brescia, L.S. e L.C., litigano per il continuo sgocciolio del bucato della seconda, inquilina del piano di sopra, sul terrazzo al piano di sottodella prima; dieci anni di cause, ricorsi, controricorsi. Ora una sentenza (la n. 14547/12, per la precisione) della Corte di cassazione stabilisce infine che non si può far sgocciolare i propri panni sul terrazzo dell’inquilino di sotto.

Sembra di vederli quei signori austeri togati e forse imparruccati della Corte, stabilire che non esiste la “servitù di stillicidio” ed ordinare a L.C. di “strizzare ben bene i panni in casa prima di stenderli” (testuale dalla sentenza). Succede spesso che le liti fra condomini – in Italia molto più frequqenti che altrove – finiscano in tribunale; magari per stabilire che i propri panni si asciughino in casa, si faccia silenzio nelle ore notturne, non si faccia fare pipì al proprio cane sul pianerottolo del vicino non si dovrebbero scomodare i tribunali.

Questo continuo litigare e poi ricorrere all’“autorità”, allo “Stato” e talvolta prendersela con essa, anziché basarsi su semplici regole di buon senso, educazione, tolleranza e convivenza civile, è un altro spread che scontiamo nei confronti di altri Paesi. Nei condomini e anche tra leaders politici vecchi e nuovi, che litigano sul nulla con sempre più frequenti cadute di stile.

Uno spread per il quale non basteranno, purtroppo, una manovra finanziaria o una riforma più o meno azzeccate.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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