Che a Roma nell’ultimo anno i reati siano aumentati più che ne resto d’Italia è un dato di fatto. Che la colpa di questo sia del Sindaco Alemanno è un po’ meno pacifico. Anche a chi abbia scarse conoscenze della ripartizione delle competenze istituzionali dovrebbe esser chiaro che, più che con il sindaco, in questi casi bisogna prendersela con il Prefetto, il Questore e via poliziando.

Però. Perché c’è sempre un però. Questo era vero anche quando, nel 2007, Alemanno e tutti i suoi amici od ex amici (Gianfranco Fini) se la prendevano con Veltroni per gli stupri, le rapine, gli omicidi, le risse. E siccome la campagna elettorale s’avvicina, la vendetta è servita; parafrasando un vecchio proverbio: “chi Alemanno ferisce, Alemanno perisce.”

Sarebbe auspicabile, mentre già s’affollano vecchi e nuovi demagoghi sul palcoscenico della politica prossima ventura, che questa storia servisse per far capire a tutti gli italiani – centro, sinistra, destra, grillini e di pietrini – che non esistono “Sceriffi” ma “Sindaci”, “governanti di buona volontà” e non “uomini della provvidenza”, “soluzioni” e non “miracoli”.

Forse, in questa maniera, molti smetterebbero di essere “sudditi” per diventare più semplicemente “cittadini”.

E’ chiedere troppo?

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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