“Nessuno chiede i licenziamenti di massa nel pubblico impiego, quelli che si chiedono, invece, sono dei sacrosanti licenziamenti in un settore mai toccato come il pubblico impiego, licenziamenti a carico di chi nulla fa se non percepire uno stipendio.” Così parlò Roberto Calderoli.

E perché no? Non si capisce però perché non applicare questo precetto verso tutti coloro che percepiscono uno stipendio senza fare nulla. Perché Calderoli parla solo di “pubblico impiego e gli oneri accessori nei lavori socialmente utili, in quelli dei forestali e compagnia cantando”.

Perché non allungare la lista? Aggiungendo ad esempio deputati, senatori, consiglieri regionali, provinciali, consiglieri di amministrazione di società pubbliche o parapubbliche e compagnia cantando?

Gentile senatore, che passerà alla storia per una riforma elettorale “porcata” (ipse dixit) e per la legge sul federalismo fiscale (di cartapesta, cit.) potrebbe fare un bel regalo all’Italia (o, se preferisce, alla padania)? Dimettersi, tornare a fare il dentista e starsene zitto.

E, se ci riesce, vergognarsi.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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