Nel 1919, con la cosiddetta “pace di Versailles”, alla Germania sconfitta furono imposte pesantissime sanzioni economiche. Un giovanotto inglese, che partecipava ai negoziati, s’arrabbiò moltissimo; disse che così la Germania, schiacciata da una punizione abnorme, sarebbe diventata un problema ingovernabile. Cosa accade dopo, è storia.

Nel 1929, allo scoppio della grande depressione, tutti si aspettavano – seguendo al teoria economica dominante – che i “mercati” tornassero in equilibrio. Un signore inglese sostenne che, di fronte ad un deficit di domanda causato da un eccesso di produzione e una caduta dell’occupazione, solo l’intervento pubblico avrebbe fatto ripartire il motore dell’economia. Come andò a finire, è storia.

Quel giovanotto e quel signore inglese si chiamavano John Maynard Keynes. Se nel 1919 gli avessero dato retta, forse la storia sarebbe cambiata. Se nel ‘29 avessero seguito le sue idee, forse la storia sarebbe cambiata.

Guardando oggi al suicidio in diretta dell’Europa, alle “punizioni” contro Grecia e altri paesi canaglia prossimi venturi, alla ricetta dell’austerity anche nei Paesi che non ne hanno bisogno e del “fiscal compact”, alle “ricette” in stile Bundesbank, vengono in mente due pensieri.

Il primo è che la storia non insegna mai nulla agli uomini. Il secondo è che Keynes non è che avesse sempre ragione.

Ma si sbagliava di rado.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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