Chelsea Alicia Hayes guarda i tetti di Londra dalla sua stanza d’albergo. E’ una giovane ragazza che sta per tornare a casa sua, negli USA. In 24 anni non aveva mai lasciato la sua Luisiana è arrivata sin qui per gareggiare all’olimpiadi per il suo Paese, il paese più grande, più bello e più forte del mondo.

Chelsea Hayes guarda i gatti di Londra, assomigliano a quelli di New Orleans e di Ruston; forse anche a quelli di Nairobi, Roma, Berlino, Tokyo, dei mille posti che gli hanno raccontato i suoi amici al villaggio olimpico. E’ arrivata all’olimpiade saltando 7,10 il 1 luglio, nel corso dei Trials USA: il suo record personale e quarto salto dell’anno al mondo. E’ arrivata con le sue compagne di squadra, Brittney Reese e Janay de Loach; nel cuore la speranza di battere il suo record personale e magari vincere una medaglia.

Chelsea guarda i gatti sui tetti di Londra, e ha il cuore un po’ così, perché l’olimpiade è finita. Non dimenticherà mai questi giorni, i suoni le luci i colori e i visi. E neppure il giorno delle qualifiche: ha saltato solo 6,37, subito eliminata, mentre le sue compagne Brittney e Janay hanno vinto oro e bronzo, e adesso guardano felici le loro medaglie, le tante vinte da un Paese che vince più medaglie di tutti nel mondo.

Chelsea Alicia Hayes guarda i gatti che saltano nel sole, mentre esce con Brittney e Janay e va verso l’areo che la riporterà in Luisiana. Non ha medaglie da portare. Ma ha visto tanti visi, gialli, neri, rossi, bianchi. Ha sentito tante storie di gente che viene da tanti posti lontani.

Sa bene che in questo mondo l’importante è soprattutto vincere. Ma ha capito anche che il mondo è grande, che la vita è lunga, che le cose possono cambiare. E che c’è posto per tutti. Anche per quelli che tornano senza medaglie da mostrare. E sorride.

Bentornata a casa, Chelsea.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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