Che la giustizia in Italia non funzioni non è certo una novità. Lenta, cavillosa, iniqua. Se ne parla da anni, si succedono i governi, ma il dato non cambia. E, secondo molti, è una della cause del nostro ritardo rispetto agli altri Paesi ricchi, come Germania, Gran Bretagna, Francia.

In molti s’affannano a cercare le cause. Nessuno sembra considerare che l’Italia rispetto a questi Paesi presenta il più alto numero di avvocati, 290 ogni 100mila abitanti; in Germania sono 168, in Francia 76 e in Gran Bretagna solamente 22. A Roma o Napoli esercita un numero di avvocati pari a quelli di tutta la Francia o il Regno Unito.

Sarà un caso, ma in Italia è anche enormemente più elevato il numero di cause per abitante; ogni anno in Italia le nuove cause sono più di 4 mila, contro le 2 mila francesi e le poco più di mille tedesche. E la durata è più che doppia.

Negli ultimi vent’anni il numero di avvocati in Italia è raddoppiato, e – sarà un caso anche questo – sono aumentate notevolmente anche le cause giudiziarie. Potrebbe essere che qualche avvocato induca qualche cliente ad andare in tribunale anche quando il ricorso alla giustizia civile non sarebbe necessario o efficace.

Anche perché – a pensare male si fa peccato, ma chissà – gli avvocati avrebbero un certo interesse a farlo, dato che in Italia sono pagati a prescindere dall’esito della causa, e con tariffe proporzionali al tempo e al numero degli atti dedicati a ciascun caso.

Una proposta: proviamo a ridurre il numero di avvocati, a cambiare il tariffario spostando il compenso in base all’esito della causa e alla rapidità nella conclusione dei processi.

E vediamo come va a finire.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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