A passeggio su un litorale, sotto questo sole, c’è un po’ di tutto. C’è chi s’annoia sfogliando un giornale, chi fa giochi improbabili sul bagnasciuga. Nonni che dormono, bimbi che piangono. Genitori barbosi e figli noiosi, mamme che chiacchierano, padri che fanno castelli di sabbia. Ognuno perso dentro i fatti suoi.

Nell’acqua del mare si specchia un mondo multicolore, professionisti e impiegati, berlusconiani e grillini, gente che cerca una qualche fuga da una vita spesso insipida. C’è serenità e anche tristezza, nei giorni che passano pigri sotto questo sole, tra gelati e bandiere, tra bagnini e pattini, tra corpi sodi e gente sfatta, tra speranza e nostalgia di un sogno perduto che non tornerà.

E’ come il mondo, l’Europa, l’Italia, gente che viene e gente che va, tra indifferenza e solidarietà. Poi, in questo mare di persone sole tra la folla, lo sguardo si posa su una famiglia. Un padre, una madre, tre figli, due maschi gemelli di tredici anni, Davide e Francesco. Davide spinge Francesco, seduto nella carrozzina, il capo chino e le mani attorcigliate. Ogni tanto gli dice qualcosa e gli fa una carezza.

La carrozzina solca il bagnasciuga, la gente al passaggio si ferma per un attimo, solo un attimo. Qualcuno s’irrigidisce, altri guardano con compassione, qualcuno non sembra neanche accorgersi della famigliola che continua ad andare verso quello scoglio più lontano. Le ruote della carrozina disegnano un arco che punta dritto verso l’orizzonte.

Sotto questo sole, in questa vita che scorre come un film senza trama, capita d’incontrare Davide e Francesco. Due persone che camminano assieme, aiutandosi per andare avanti. Due fratelli.

Verrebbe voglia allora di arrampicarsi su nel cielo, e sotto questo sole guardare dall’alto questo andare curioso di migliaia, milioni di punti sperduti che vagano a tentoni su queste spiagge del mondo, tra la risacca e l’onda che culla e ti bagna come un sogno perduto.

Ma lo sguardo finirebbe per andare sempre su Davide che spinge Francesco in carrozzina, al loro sorriso e ai loro occhi. A quei solchi delle ruote che sembrano disegnare un arco teso verso un punto lontano. Fratelli, come siamo un po’ tutti in fondo, anche se ti sembra non importi a nessuno di te e dei fatti tuoi. Per cercare un senso che non c’è, ma forse se guardi bene sotto questo sole lo riesci anche a vedere. E’ quel punto lontano verso l’orizzonte.

C’è chi lo chiama amore.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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