Leggere che secondo un sondaggio di Usa Today esiste una spaccatura generazionale – i giovani sotto 30 anni massicciamente favorevoli ad Obama, gli ultrasessantacinquenni più orientati per Romney – nella futura competizione per le presidenziali americane di novembre mette di buon umore.

Sì, perché ridà un senso a due parole, “progressista” e “conservatore” che nel mondo moderno tendono spesso a confondersi e a far parlare (straparlare) sul nulla i commentatori di tutto il mondo. Invece, stranamente, la cosiddetta “gente”, almeno negli Usa, le idee chiare ce l’ha.

I giovani, il futuro, sono “progressisti” – o, se si preferisce, di “sinistra” – mentre i vecchi, il passato, sono “conservatori” – o, senza offesa, di “destra”. E’ naturale, è giusto. Winston Churchill, che se ne intendeva, ricordava che “chi da giovane non è di sinistra è senza cuore, ma chi da vecchio non è di destra è senza cervello”.

Tornando agli Usa, i “vecchi” vedrebbero minacciato da Obama le loro pensioni, per via dell’aumento del debito pubblico (via del deficit spending, magari se leggessero i giornali saprebbero che i repubblicani negli ultimi vent’anni in materia non hanno affatto scherzato), ai “giovani” di Obama piace la scelta sui mutui più facili per gli under 30.

Dietro l’assenza di “sinistra” in Europa, forse c’è anche l’invecchiamento della società. Che purtroppo è diventata più egoista, più arroccata sui privilegi passati, e meno aperta al nuovo. Figuriamoci l’Italia, patria delle gerontocrazie.

Per questo, speriamo, in Italia e in Europa ci vuole più cuore e meno cervello. E in Usa, è facile comprendere da che parte stare se si vuole guardare con ottimismo al futuro.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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