C’è del marcio nel mondo del calcio? Purtroppo, la risposta è sì. E lo si capisce non tanto dalle inchieste che periodicamente riguardano lo sport più amato, quanto dalle successive indagini e relative conclusioni “giudiziarie” della procura sportiva federale.

Antonio Conte, accusato dal pentito Carobbio, a cui il procuratore Palazzi crede, a dispetto delle smentite di molti altri testimoni, delle contraddittorie dichiarazioni del pentito e della mancanza di riscontri “oggettivi”, dovrebbe se è davvero colpevole scontare una condanna pesante. Oppure se come lui sostiene (e molti confermano) è innocente, essere assolto e basta.

Invece, l’escamotage è che “se la caverà” con poco, patteggiando, che nella giustizia sportiva non è neppure un’ammissione di colpa, altra cosa almeno strana. Una via di mezzo, un’ipocrisia, imposto dalla “ragion di stato” della Juventus – che non vuole correre il rischio di perdere il suo allenatore – e della Federcalcio – che non vuole vedere smontato il suo castello e fare la solita figura degli insabbiatori. Così, gli Juventini potranno continuare a parlare di pseudo-complotti e gli anti-juventini potranno insultare contro una squadra che è stavolta del tutto estranea alla faccenda.

E Udinese-Bari 3-3, partita combinata. Ma combinata tra chi, se l’unico tesserato coinvolto per l’Udinese pare essere l’ex Simone Pepe, accusato solo di omessa denuncia? E dello stralcio di atre partite, tesserati, squadre – anche di una certa importanza, tipo Lazio e Napoli – che verranno giudicate a campionati in corso, si può immaginare in quale contesto e con quali possibili esiti?

Un guazzabuglio, che anziché fare quella chiarezza che sarebbe necessaria – incluse condanne pesanti a chi se le merita, chiunque sia – finirà nella confusione, nella percezione di “giochi e giochetti” che con la giustizia – sportiva e non – non c’entrano un tubo.

Era meglio fermare i campionati e far lavorare le varie procure ordinarie che, almeno, dovrebbero ragionare mettendo in fila fatti, dichiarazioni, riscontri. Ma sarebbe assomigliato troppo alla ricerca della “verità”. Meglio un patteggimento, che non si nega a nessuno, colpevoli o innocenti.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Annunci