La diatriba sulle legge elettorale sicuramente interessa gli italiani all’incirca come la crisi politica del Congo. Eppure, dovrebbe. Non perché lo strumento con il quale si traduce il consenso elettorale in rappresentanza parlamentare sia particolarmente interessante in sé.

Ma perché – ce lo insegna la storia recente – esso ha ripercussioni sulla nostra vita di tutti i giorni molto più di quanto si pensi. Ad esempio, quanto avrà inciso il “porcellum” deciso da Berlusconi e Bossi e tradotto in legge da Calderoli sulla paralisi decisionale che ha avvinto l’Italia dal 2006 in poi?

Quella legge – fatta apposta per “avvelenare i pozzi” dall’allora maggioranza parlamentare Lega-Pdl, sicura di perdere le successive elezioni 2006 – ha provocato l’ingovernabilità dell’ultimo governo di centrosinistra ma è stata poi, nemesi della storia, anche una palla al piede per il centrodestra che l’aveva apposta concepita.

Adesso ci riprovano. Sempre loro, Berlusconi con i suoi complici padani. Un alta legge elettorale “ad personam”, pensata apposta per “avvelenare i pozzi” alla futura maggioranza che verrà. Un atro capolavoro di quello statista della domenica di Silvio e dei suoi amici.

E’ ancora lui, il “fattore B.” a condizionare – pro domo sua – la nostra vita. Non è un caso che le cancellerie di tutto il mondo, da ultimo l’ambasciatore USA, guardano all’Italia con stupita preoccupazione al pensiero che quest’uomo possa davvero ricandidarsi e condizionare – se non addirittura vincere – la futura competizione elettorale.

Cavarcelo definitivamente dai coglioni ci farebbe guadagnare, c’é da scommetterci, 300 punti dci spread. Lo capiremo, prima o poi?

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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