Nella vicenda che ha portato alla tragica morte del neonato Marcus De Vega all’ospedale San Giovanni ci sono cose che fanno accapponare la pelle: l’imperdonabile errore dello scambio delle flebo che ne avrebbe causato la morte. Ma anche l’aver nascosto per ore, pare persino al medico di turno, l’errore che era stato compiuto.

Ma fa accapponare la pelle anche altro: la “presenza di incubatrici datate ed inadeguate” nonostante le ripetute richieste alla Regione Lazio di dispostivi più moderni. Il numero limitato del personale medico e sanitario rispetto ad una dotazione organica “adeguata”. L’accumulo do ore di straordinario del personale paramedico per sopperire alle carenze di organico.

Sia chiaro: non ci sono scuse per un errore tanto grave, oltretutto macchiato dall’omissione dei fatti e che potrebbe aver ulteriormente aggravato la situazione. Ma la “cupio dissolvi” dei tagli lineari, i mantra su una “spesa pubblica cattiva a prescindere” che molti imbecilli belano senza sapere di cosa parlano hanno un prezzo da pagare.

Un prezzo che Marcus ha pagato: alla stupidità e all’imperizia di un individuo – che speriamo paghi come merita per quello che ha fatto – ma anche alla stupidità e all’imperizia di un “sistema”, di un mondo, di una pseudo teoria economica che viene proposta a interi continenti, Europa in primis, nonostante sia un evidente fallimento.

Un prezzo che potrebbe essere pagato altre volte: dai passeggeri di autobus guidati da autisti frustrati e”spremuti”, da cittadini indifesi da polizie sottopagate e sotto dimensionate, da pazienti in ospedali senza risorse tecnologiche ed umane qualificate, e da molti altri ancora.

Un prezzo di cui nessuno chiederà il conto: com’è successo alla agenzie di rating, tra i principali responsabili della crisi che viviamo, e che pontificano dando “pagelle” non sempre obiettive, decidendo i destini di Paesi, continenti, governi.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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