Un altro giorno è passato, tra caldo, sudore e noia senza fine. Nella casa di fronte dove Anna vive sola da quando suo marito se n’è andato nel sonno, una bella sera di aprile di sette anni fa è buoi e silenzio. Anna non è più tanto giovane, che è quel modo un po’ ipocrita del mondo di oggi per definire una vecchia signora di ottantadue anni con le spallette curve.

A volte l’ho vista annaffiare i fiori dal balcone di fronte, gli occhi azzurri nascosti nella piega amara del viso. A volte si siamo messi a parlare, e non riuscivo a farla smettere i suoi racconti della vita di un tempo, degli acciacchi di oggi e dei figli che non chiamano mai. Anna è una vecchia signora un po’ noiosa, ma simpatica. Sola, come soli sono molti anziani di oggi nella vita convulsa delle nostre città.

Sono giorni che non la vedo annaffiare i suoi fiori, la finestra è sempre chiusa nonostante il caldo che fa, ho chiesto in giro ma nessuno sa niente. A chi vuoi che importi di una vecchia signora che attacca bottone a parlarti della sua giovinezza, dell’Italia del boom quando tutto era da fare, dei nipotini che le piacciono tanto ma che vede solo ogni tanto perché “ormai il mondo va di fretta e io a correre non riesco proprio più, caro signore”.

La luce si accesa sulla finestra di fronte. Anna è morta, come spesso si muore in questo pezzo di mondo che una volta si chiamava belpaese: soli e dimenticati, con una pensione minima che non ti basta neanche per mangiare, senza nessuno che si ricordi che esisti che ci sei, che sei vivo e hai voglia ancora di sentire battere il cuore per il sorriso di tuo figlio, di tuo nipote.

Anna è morta, nel silenzio rumoroso di un condomino di città, tra vicini indifferenti e figli e nipoti distratti. Io oggi ho pianto, perché Anna – quella vecchia signora un po’ noiosa e triste con le spallette curve e gli occhi azzurri nascosti nella piega amara del viso mi sembrava mia nonna.

Quanto sarebbe bello, oggi, poterle dare una bella strizzata.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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