Penso che il presidente Monti sulla concertazione abbia detto una grande cazzata, la più grande da quando è Presidente del consiglio. Ha dimostrato – ed è strano per lui – ignoranza dell’italiano, confondendo il consociativismo con la concertazione, la mediazione con la incapacità di decidere.

Ed ha dimostrato una scarsa pratica con l’Europa – lui, che si dice convinto europeista ed ex commissario europeo – che del partenariato (che è una forma addirittura più avanzata di concertazione) fa una delle regole più importanti di politica economica.

Confondere un metodo con il suo abuso è come confondere la politica con la partitocrazia, la Juventus con Moggi, il liberismo con Berlusconi, un sindacalista con Bonanni o la Camusso, la spending review con i tagli lineari. La democrazia – regime imperfetto, ma come diceva Churchill dovremo tenercelo finché non se ne inventa uno migliore – è fatta di confronto, mediazione (talvolta anche al ribasso, purtroppo).

Amartya Sen, premio nobel per l’economia, ha definito la democrazia come il “governo attraverso la discussione, cioè quel dialogo costante tra le istituzioni e i cittadini e tra chi governa e chi sta all’opposizione, fatto di mediazioni e che solo è in grado di arrivare a sintesi costruttive. Un sistema che esige impegno costante, e non un semplice meccanismo (come il governo della maggioranza), indipendente e isolato da tutto il resto”.

Continuando a dire cazzate, presto accetteremo l’idea di una sospensione della democrazia come “ragionevole” se serve per ridurre lo spread. Più o meno è già avvenuto, negli anni venti o trenta, da queste parti. La storia si ripete, purtroppo.

Professor, Monti, ripassi. Le farà bene.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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