E’ un pomeriggio caldo di inizio estate. Vito cammina per la strada, con il passo ciondolante che aveva vent’anni fa. Fuma una sigaretta e guarda verso la grande piazza piena di gente. Vede Rita, sempre bella, come allora. Anche con quelle piccole rughe attorno agli occhi verdi.

Vito e Rita sono amici da sempre, e lavoravano assieme in una vecchia azienda pasticcera che ha chiuso tre anni fa. Sono a spasso. Come Marco, Francesca, Luigi, Rosa, Vincenzo e altri 400 mila. A spasso, troppo vecchi per ricominciare, troppo giovani per andare in pensione.

Sono un piccolo esercito di ultra quarantenni – a volte cinquantenni – disoccupati. Un esercito che cresce nel silenzio e nell’indifferenza generale. Ai giovani almeno qualche titolo sui giornali ogni tanto capita. E dei pensionati si parla spesso. Ma di loro?

Una ministro seria e competente ha detto che il lavoro non è un diritto e si conquista con il sacrificio. Vito annuisce, lui ha sempre lottato per un lavoro. Perché la vita costa, i figli hanno bisogno e ad Anna, sua moglie che ama, non ha voluto mai far mancare nulla.

Rita osserva la piega amara del sorriso di Vito. Gli accarezza la testa stempiata e ingrigita. La rabbia a cinquant’anni è un ricordo sordo di silenziosa amarezza. Vito ritorna verso casa dove troverà Anna, che dal suo lavoro dovrebbe essere appena tornata.

Passa Gianni, un amico. Fa gli auguri a Vito. Oggi è il suo compleanno. Forse Anna gli ha preparato una piccola festa con gli amici, i figli. Verrà anche Rita, anche Gianni. Lui si volta e vede la grande piazza piena di gente che cammina, ognuno perso nei suoi pensieri. Domani proverà a sentire se serve un manovale al cantiere.

A volte pensa davvero di farla finita.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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