Domenica. Caldo soffocante, la luce azzurrina della tv mi culla. Gioco con il telecomando, saltando dal congresso della Lega nord a un vecchio film del ’52, pieno neorealismo italiano, di Vittorio De Sica. M’assopisco, forse m’addormento. E il film mi sembra di ricordarlo così:

C’è un tale, Umberto B., vecchio leghista e ministeriale. Dopo aver preso per il culo per vent’anni i cosiddetti padani – dei bauscia che più bauscia non si può – con cose tipo secessione, Roma ladrona e altre menate, viene scoperto dalla magistratura con le mani nella marmellata e gentilmente pregato di levarsi dalle balle dal suo ex amico e socio in affari, un certo Bobo.

Costretto a vivere da Presidente a vita con una pensione insufficiente, si dibatte tra difficoltà economiche insuperabili. Occupa una misera camera ammobiliata, dalla quale Bobo, esoso padrone di casa, minaccia pure di sfrattarlo. Alla disperata ricerca di un argomento qualsiasi – che so, uno statuto poco regolare – per tenersi la casa, ammalato e rincoglionito entra all’ospedale, dopo aver affidato il suo fedele Trota, un cagnolino bastardo, al tesoriere Belsito, che gli dimostra una certa comprensione, anche con argomenti “liquidi”.

Uscito dall’ospedale dopo qualche giorno, non trova più a casa il suo diletto Trota; non si sa se si sia fregata la cassa e scappato con Belsito. Dopo febbrili ricerche ritrova in Tribunale i due che stanno per finire al fresco. Rispolverando la sua vecchia abilità retorica, al grido di “Complotto! Complotto!” se li riscatta. Torna a Pontida ma si ripresenta, più urgente e minaccioso, il pericolo dello sfratto.

Umberto B. allora va in cerca di qualche suo vecchio amico: Silvio, Denis, Giulio. Ma nessuno vuole o può aiutarlo. Gli viene allora l’idea di stender la mano ai padani passanti; ma a parte due o tre irriducibili pirla, lo prendono a pesci in faccia o gli ridono dietro. Così rinuncia, lasciando la casa a Bobo, continuando però ad abbaiare alla luna, raccontando frottole e storie su Re Salomone e sul bambino tagliato a metà ai beoti che passano all’osteria.

Disperato, decide di suicidarsi assieme al cagnolino Trota. Si reca ad un passaggio a livello; ma spaventato dal rumore del treno in arrivo, il cagnolino Trota – che sarà un po’ tonto, ma non è mica scemo – gli sfugge dalle mani dicendo: “Sei proprio un pirlone! Vuoi ammazzarti? Guarda che ci sono un sacco di soldi in Svizzera, alle Cayman e in Tanzania. Io ci vado!”

Per Umberto B. è la salvezza: deciso a riconquistare la fiducia e l’affetto di Trota, si mette a giocare con lui al lancio del terrone. E s’allontanano assieme, al grido di “Italia di merda”, andando a riposarsi in qualche isola tropicale, mentre i bauscia se la continuano a prendere in saccoccia, e non pensa più al suicidio.

Sui titoli di coda del grande film di De Sica mi sono svegliato; era tutto un sogno.

O forse era realtà?

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Annunci