Non so cos’abbia in mente Antonio Di Pietro; scrutare nell’animo umano è un esercizio che non mi appassiona, oltre che – piuttosto spesso – inutile. Siccome non è uno sprovveduto, immagino si renda perfettamente conto che l’attacco a Napolitano sulla vicenda dei rapporti Stato Mafia non è casuale.

Immagino anche che si renda perfettamente conto che – a meno di un anno dalla scadenza del suo mandato presidenziale – si tratta non di un complotto (dei complotti diffido sempre) ma dell’inizio della lunga campagna per la corsa al Colle più alto. Penso che sappia che qualcuno il cui nome inizia per Silvio e il cui cognome inizia per Berlusconi abbia un certo interesse (mai negato) per quella poltrona.

Ritengo anche che sia consapevole che l’aspirazione dell’ex Presidente del Consiglio per il Quirinale è forse destinata all’insuccesso, ma non del tutto impossibile. Spero che Di Pietro sia davvero – come ha sempre mostrato di essere – un uomo di Legge e per il rispetto della Legge.

Non mi piace pensare male, anche se un tale che se ne intende ha detto che spesso ci si azzecca. E allora, ci sono solo due possibilità: o è sull’orlo di una crisi di nervi, forse pentito di aver portato in parlamento gente come Razzi, Scilipoti, De Gregorio.

Oppure, di politica non capisce nulla.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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