Secondo non meglio precisate “fonti governative”, la prima fase della cosiddetta spending review (che nel nostro italiano sarebbe “revisione della spesa”) consisterebbe, oltre che interventi per limitare acquisti di beni e servizi, in una “stretta sul pubblico impiego”.

Dietro questo termine ci sarebbero 276 mila “esuberi”. Come trattarli? Semplice: si prendono i dirigenti e dipendenti oltre i 60 anni, li si mette “in disponibilità”, che significa che stanno per due anni all’80% dello stipendio, dopodiché o vengono in qualche modo ricollocati oppure vengono “dismessi”. Come? A parte rare eccezioni (altri esodati?) probabilmente andando in pensione.

A casa mia, questa più che “spending review” è il classico “scivolo” da prepensionamenti. Un’idea non proprio nuova. Ma efficace: il risparmio è del 20% sulle retribuzioni e poi a regime anche più alto. Perché, al contrario che nei lavoratori del privato, per cui la pensione è un aggravio di spesa corrente, per il pubblico impiego la collocazione a riposo è un vantaggio, essendo le pensioni più basse degli stipendi.

 Ok, d’accordo, sembra un’idea. Solo una cortesia: qualcuno può spiegare perché si è fatto un gran casino solo pochi mesi fa per allungare l’età di pensionamento degli statali?

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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