Caro Flavio, ho letto il tuo amaro addio: hai deciso di chiudere il Billionaire ed investire all’estero. Perché la burocrazia di questo Paese ti ha stufato, perché in Italia possedere una barca ti fa considerare o un bandito o un ladro, perché questo governo ha innescato l’odio sociale.

Purtroppo hai ragione: questo Paese è ingrato con i suoi figli migliori. Non premia talento e merito, e neppure l’impegno. Pensa: basta essere un furbastro da quattro soldi, avere quel pelo sullo stomaco che ti consente di evadere il fisco, pagare mazzette, sceglierti le amicizie giuste per diventare miliardario, famoso, pieno di donne appariscenti anche se sei un cesso. Spernacchiando gli sfigati che sgobbano sui libri, si sbattono per un lavoro, senza conoscenze e raccomandazioni, e finiscono a lavorare nei call center.

Caro Flavio, hai ragione anche su questo governo. Purtroppo, la bella stagione dei governi del fare, che ha attraversato questo Paese per appena 18 anni lasciandolo in mutande (anche se sono slip di pizzo, sempre mutande sono), è finita. Erano bei tempi: i tempi dell’amore – o dell’andare a puttane, che per quelli in gamba pare sia la stessa cosa – mentre adesso è il tempo dell’odio.

Hai ragione. Però ti invito a ripensarci: resisti, come fanno altri eroi come te, che aspettano silenziosamente che – passata la buriana – tornino i tempi belli dei furbetti del quartierino, della Porto Cervo da bere, della Cemento SpA. Tempi in cui parole vergognose come “scontrino fiscale” o “divieto di costruire” o “cultura” tornino nel dimenticatoio e ritorni l’era del bunga bunga.

Fidati dell’Italia: è un paese bellissimo, pieno di nani e ballerine che non aspettano altro che di rialzare la testa quando questa parentesi del “rigore” sarà finita. Resisti, e vedrai che passeremo ancora molte estati assieme, a scolarci un Maragarita e a ridere di quelli che – che fessi! – vorrebbero solo vivere in un paese normale, di gente perbene, dove una escort non va in Parlamento, un semianalfabeta fa il ministro, un cafone il manager di successo e un ladro finisce in galera.

Con o senza la barca.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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