“Sei stato bocciato”. Non è bello, ma può capitare. Lo strano è che è accaduto a 5 bambini delle prime elementari dell’Istituto comprensivo Tifoni di Pontremoli; due stranieri, un disabile e due “precoci” di 5 anni.

I genitori sono inviperiti: quei bambini stavano in classi pollaio, con trenta e passa allievi. C’erano già state polemiche e pare “che da un’ispezione interna sia emerso che “la maggior parte dei bambini, oltre ai 5 bocciati, non ha raggiunto gli obiettivi minimi del programma ministeriale”.

La scuola si dfende: il preside Angelo Ferdani ha detto che i bimbi “non sono riusciti a raggiungere gli strumenti base per frequentare la seconda classe. Non hanno appreso né a leggere né a scrivere”. E per il loro bene sono stati – dopo una sofferta decisione – lasciati in prima elementare.

E’ vero che la scuola deve educare, e lo fa anche “punendo” chi non apprende. E’ anche vero che la cosiddetta “riforma” del ex-ministro Gelmini, che ha accorpato classi per risparmiare “facendo cassa”, è sbagliata. Si può polemizzare all’infinito. Ma il punto è un altro.

Se in un anno una scuola non riesce, in qualsiasi condizione, ad insegnare a 5 bimbi su 60 a leggere e scrivere, ad essere bocciata è la scuola. Se un genitore non s’accorge che il figlio di 6 anni non sta imparando a leggere e scrivere, ad essere bocciato è il genitore.

Strano che il Preside ed i genitori, l’un contro gli altri armati, non se rendano conto.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Annunci