Dicono che gli italiani sono un popolo di santi, navigatori e poeti. Ma, soprattutto, sono un popolo ad alta concentrazione di salvatori della Patria. Se ne contano un bel po’. Il primo fu Benito Mussolini, l’Uomo della provvidenza per antonomasia (così definito dal Papa in persona). Poi Bettino Craxi e dopo Silvio Berlusconi e – tra le valli del nord – Umberto Bossi.

Com’è andata a finire, in tutti questi casi, è storia, che dovrebbe insegnare qualcosa. E invece, niente. Dalla crisi di rappresentanza della politica – soprattutto, quando essa investe la destra – in Italia escono fuori solo demiurghi, pifferai, incantatori. Insomma, uomini della provvidenza, salvatori della Patria.

Lo è – o si sente tale – Luca Cordero di Montezemolo. Lo è ancora più Beppe Grillo, salvatore della Patria per definizione. Prova ad esserlo anche Antonio Di Pietro. Vorrebbero esserlo, nel loro piccolo, anche Leoluca Orlando, Luigi De Magistris, Matteo Renzi.

Questi salvatori della Patria godono di grande seguito (spesso acritico) e della benevolenza quando non dell’aperto sostegno di diversi “maitre à penser”. Eppure odorano da lontano un miglio, chi più chi meno, di cialtroneria. Perché la democrazia si alimenta molto meglio con uomini magari di eloquio modesto e poco spettacolari ma pieni di dubbi e di voglia di ascoltare, che con demiurghi brillanti dalla soluzione (e parola) facile.

Che la Provvidenza ci salvi dagli uomini della provvidenza. E dai loro pifferai.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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