“Chi conosce il calcio e lo vive giorno dopo giorno sa cosa succede. In alcuni casi si dice meglio due feriti che un morto”. Per questa frase il portiere della nazionale  Gianluigi Buffon, potrebbe essere interrogato dalle procure che indagano sul calcio scommesse. Non si sa se sia un’indiscrezione (invenzione?) giornalistica o se sia vero.

Speriamo di no. Perché Buffon ha detto una banalità: ovvero, che in certi casi, ad un certo punto della stagione, senza neppure bisogno di mettersi d’accordo “nero su bianco”, certe partite finiscono senza “morti”. E come se avesse detto: “è meglio un punto che niente” o “è meglio un pareggio che una sconfitta”. Lo interroghiamo per questo?

E’ una banalità anche dire che scommettere sul risultato di una partita – e magari contro la propria squadra – non è la stessa cosa che un tacito patto di non belligeranza per “non farsi troppo male e muovere la classifica”. A meno di non mettere sullo stesso piano un omicidio e un’infrazione stradale.

Il mondo del calcio e dello sport in genere ha bisogno di aria pulita. Indaghino i magistrati, facciano chiarezza. E raccontino i giornalisti. Se serve fermiamo i campionati, come ha detto Monti; io l’avrei fatto, dopo l’incredibile episodio di Genoa-Siena, “fermata” da quattro ultras.

Ma il rischio che a fare di tutt’erba un fascio si finisce per dare una mano a chi dice “tutti colpevoli, nessun colpevole” è alto.

Non trasformiamo un’indagine che potrebbe essere una bella ramazzata allo sporco che c’é nel mondo del calcio in una colossale buffonata.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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