E’ difficile dire qualcosa di non scontato e non banale in mezzo ai crolli, al terrore che leggi negli occhi dei bambini andando tra Finale Emilia e Cavezzo, tra San Felice sul Panaro e Cento, tra Mirandola e Concordia.

Parli dell’emergenza continua di un paese che non impara mai dalle sue mille tragedie, frutto della fragilità del suo suolo e della stoltezza e cupidigia dei suoi governanti ed abitanti? Già detto, ed inascoltato, chissà quante volte.

Parli del terrore dipinto negli occhi di quella bambina che sta nella tenda blu del campo di Finale Emilia, o del dolore di quella famiglia che ha perso un suo caro sotto un capannone di appena 10 anni, sbriciolato come cartone della furia del terremoto? Patetico, inutile, vuoto.

Quel senso di vuoto che ti prende camminando tra le macerie, ascoltando i racconti dei vecchi, guardando l’impegno dei soliti generosi volontari e operatori della protezione civile. E il pensiero va al futuro. Cosa ne sarà di questa terra, che fu ricca e grassa ed ora è martoriata, ferita a morte?

Perché, nell’epoca della spending review, dello spread e del fiscal compact, non c’è posto per parole come ricostruzione, solidarietà, case, pane, lavoro. Gente dell’Emilia, preparati ben presto, quando lo show del terremoto sarà concluso, a sentirti dire – in modo più o meno gentile – “arrangiatevi”. A sentirti chiamare: “terremotati”

Perché la crisi morde, e ognuno deve pensare ai casi suoi. Perché ora è il tempo dei tagli alla spesa, e sei troppo intelligente per non sapere che ad essere tagliati non sono quasi mai gli sprechi, ma le risorse per i servizi e per le cose che servono: ospedali, strade, difesa del suolo, interventi antisismici, e via dicendo.

Non terremotati. Ma amici emiliani: Luigi, Paolo, Cristina, Franco, Eros. Non ho altro da offrirvi che il mio sorriso muto, chino su quegli occhi spaventati di quella bambina della tenda blu di Finale Emilia.

E quella parola, che tra spread e bund abbiamo tutti dimenticato: sono con voi, sono qui. Fratelli miei.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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