Ieri su Giornalettismo Massimo Zamarion ha invitato il governo a sbrigarsi a riformare la Pubblica amministrazione. E’ opinione comune – espressa anche in un commento a quell’articolo – che “sarebbe necessario rimuovere la massa di mangia-pane-a-ufo e di assenteisti, di imbroglioni e arraffoni che occupano i posti con grave danno per tutto il Paese e per la nostra vita di tutti i giorni”.

Bene, facendo due conti, i dipendenti pubblici in Italia sono 3,3 milioni, su 22,5 milioni di occupati. I disoccupati sono 2,1 milioni. Supponiamo che metà dei dipendenti pubblici (un milione e mezzo di persone) sia “inutile”, quindi da licenziare. Il tasso di disoccupazione salirebbe dall’8,5 al 15 per cento; il Pil calerebbe di circa 200 miliardi di euro, il 13 per cento in termini monetari e l 8 per cento in termini reali.

In quel milione e mezzo di persone da licenziare, oltre agli “imboscati” nei ministeri e negli enti locali (che sono il 20% del pubblico impiego, 700 mila persone), andrebbero quindi inclusi anche moltissimi insegnanti, medici, infermieri, poliziotti e magistrati. Con relativa chiusura di scuole, ospedali, stazioni di polizia e tribunali.

Sbaglierò, ma non sembra la strada giusta.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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