Essere bambini, in Italia, è un mestiere difficile, più di quello dell’adulto. Sono mediamente più soli e più a rischio, anche di povertà – lo ricorda un dossier di Save The Children – molto di più dei loro coetanei europei. Uno spread di cui nessuno si preoccupa.

Ascoltare i bambini,  preoccuparsi di loro, non è mai di moda. Cose note, risapute, a cui ci siamo ormai rassegnati. Ai bambini si danno le briciole: manca il tempo, la voglia, la forza. Non è un problema di amore: tutti amano i loro bambini. E’ un problema di attenzione, di considerazione.

Rimedi? Tanti, se si vuole. Uno, sempre buono, ce lo ricorda la campagna “Ricordiamoci dell’infanzia”: provare a raccogliere tutte le briciole che abbiamo seminato per strada, come Pollicino. Tornare indietro a come eravamo, quando eravamo bambini: cosa pensavamo, cosa ci faceva soffrire, cosa ci faceva gioire.

Prendere una foto – quelle di una volta, alcune anche in bianco e nero – che abbiamo nascosto in qualche angolo di casa, e guardare negli occhi quel bambino che siamo stati. Provare, anche solo per un momento, a guardare l’Italia dall’altezza di un bambino, quel bambino che – di sicuro – è ancora nascosto da qualche parte, dentro di noi.

Non risolverà alcun problema, ma sarà comunque un buon punto da cui ripartire.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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