Federico c’era, l’altra sera allo Juventus Stadium. Assieme ad Alex, suo figlio, a festeggiare lo scudetto ritrovato, con la gioia negli occhi e il sorriso nel cuore. Federico c’era anche all’Heysel, quella sera di tanti anni fa, assieme a suo padre e a suo zio, a veder morire la gente per una partita di calcio. Da allora ha capito che lo sport è gioia negli occhi, sorriso nel cuore e rispetto per tutti, e niente violenza. E questo ha insegnato ad Alex, felice dentro lo stadio a cantare per la vittoria.

Federico c’era, mentre un mare di gente sventolava le bandiere bianconere sotto il cielo di Torino l’altra sera. Assieme ad Alex, che cantava a squarciagola “C’è solo un capitano”, con la gioia negli occhi e il sorriso nel cuore di un bimbo a cui il papà ha insegnato il rispetto per tutti e niente violenza. E si è stranito quando, a Piazza Castello, davanti a un negozio ha visto la polizia schierata.

Non sa Alex che quello è il Granata store, il negozio ufficiale di gadget e magliette del Toro, l’altra squadra cittadina. E che domenica scorsa, dopo Cagliari-Juve, qualcuno che si è autodefinito tifoso lo ha assaltato e danneggiato, in nome della festa per lo scudetto ritrovato. E stavolta, per evitare il peggio, si è preferito farlo presidiare dalla Polizia.

Federico, che è amico di quel negoziante, non ha avuto il coraggio di dirglielo. Perché il calcio, lo sport, per un bimbo che cresce dev’essere solo gioia negli occhi e sorriso nel cuore. Glielo spiegò il suo papà, il nonno di Alex, in quella sera di maggio all’Heysel, tra morti calpestati con le sciarpe bianconere.

Una cosa semplice. Purtroppo, per qualcuno sembra davvero difficile da capire.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Annunci