Sotto il cielo di Zolder la Ferrari rosso ventisette corre come il vento. Dentro c’è un uomo con lo sguardo dolce e il cuore impavido. Si chiama Gilles. C’è chi dice che il suo mondo è come un circo, e che lui è l’acrobata più bravo e più bello. C’è chi dice che Gilles è un poeta, che scrive poesie tra rombi di motore e tornanti.

Gilles non è un poeta, forse neppure un santo. Ma è un pilota, mica uno che guida un’auto da corsa. Va, con il cuore gonfio di amarezza, corre per la discesa che immette alla curva ‘Terlamenbocht’, la curva del bosco. Un bosco che si vede anche a trecento all’ora, e gli ricorda il suo Canada, la sua Saint-Jean-sur-Richelieu, dov’è nato. La sua neve, i suoi silenzi.

Ma adesso c’è il motore che canta. Ha fretta, Gilles. Deve andare più veloce del vento. C’è una gara da vincere, un trofeo da mostrare, un altro giro verso un futuro da raggiungere ma che scappa sempre un metro più in là. La sua Ferrari rosso ventisette è un fulmine di scintillante bellezza, il suo motore è un grumo di rabbia, il suo destino è guerra lampo e poesia.

Davanti all’improvviso un’altra auto. Non si può rallentare, non ci si può fermare, in questo gioco dove magie, belve e domatori, acrobati e bellezze girano in tondo, e correre è solo un altro modo per non pensare al tempo che se ne va. Pensa a Johanna, al piccolo Jacques, che già guida come papà. E pigia sull’acceleratore, andando a destra. Anche l’altra auto si sposta a destra.

L’auto scarta, s’impenna. Attimi che scorrono, Gilles pensa che tutto questo è come un sogno, un pilota che corre, un circus che si sposta di città in città, un altro spettacolo, un carrozzone dove alla fine è l’acrobata più spericolato a salire lassù, sul filo teso nel vuoto. Un acrobata che danza nel cielo di Zolder, senza un senso che non sia solo questo andare più veloce del vento.

Adesso la Ferrari rosso ventisette gira, come la vita che passa e se ne va. Un giro, poi un altro, così; c’è sempre un posto dove andare, un trofeo da sollevare, un senso che non c’é. Gilles è calmo dentro il vortice impazzito di lamiere. Vede in un lampo il bosco accanto. Pensa al Canada, alla neve, ai silenzi. E capisce che non ritornerà mai più a Saint-Jean-sur-Richelieu.

Si slaccia le cinture, si toglie il casco. Scende dalla sua Ferrari rosso ventisette, ed entra nella leggenda. E sorride.

“Se è vero che la vita di un essere umano è come un film, io ho avuto il privilegio di essere la comparsa, lo sceneggiatore, l’attore protagonista e il regista del mio modo di vivere.” (Gilles Villeneuve)

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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