C’è un Paese in Europa dove, da qualche tempo il passatempo preferito di politici, editorialisti, professori e banchieri è dire che bisogna tagliare la spesa e ridurre le tasse. E’ un Paese che si è auto convinto che tagliare la spesa sia facile: ci sono enormi sprechi, troppi dipendenti pubblici. Basta un tratto di penna e, Zac! Tutto risolto.

E’ un Paese bellissimo, a cui piace molto chiacchierare e molto meno leggere le statistiche. Leggendole, quel Paese scoprirebbe che – tolta la spesa per pensioni (232 miliardi) e per interessi (70), in tutto il 43 per cento della spesa corrente – in realtà spende meno di quasi tutti i paesi dell’Ocse per i servizi pubblici fondamentali: sanità, istruzione, giustizia, ordine pubblico, difesa.

Leggendole, quel Paese scoprirebbe anche che il numero di impiegati pubblici sul totale della popolazione lavorativa è inferiore alla media dei paesi Ocse (14,3% contro 14,6%). E scoprirebbe anche il suo sport nazionale non è il calcio ma l’evasione fiscale.

In quel Paese, insomma, non si spende troppo: si spende male. E non si pagano troppe tasse: le pagano i soliti noti.

Ben venga la lotta agli sprechi, che ci sono. Ma non ci si illuda – come scrive qualche editorialista trombone sui grandi quotidiani – che ne ricaveremo centinaia di miliardi di euro, a meno di non ridurre ancora di più i già scarsi servizi che abbiamo.

Ben venga un alleggerimento del carico fiscale sui più poveri e tartassati, ma sapendo che per farlo bisogna prima far pagare le tasse ai tanti che non le pagano. Soprattutto con i conti pubblici a rischio.

Purtroppo, quel Paese preferisce chi racconta le favole a chi gli ricorda la dura realtà delle cifre.

Quel Paese si chiama…indovinate?

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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