I cognomi “stranieri” stanno sopravanzando quelli “nostrani”: a Milano il secondo cognome più diffuso è Hu, a Prato il più diffuso è Cheng; ed è così anche Brescia, Torino, Firenze. In Norvegia Anders Breivik, autore della strage dei giovani ad Utoya, al processo si dichiara innocente: ha agito per difendersi, perché i norvegesi “rischiano di essere una minoranza nella loro capitale e nel loro paese in futuro”.

L’Italia e l’Europa stanno cambiando volto: è la sfida sempre più forte del multiculturalismo. Come tutte le sfide, non è priva di rischi. Ma è anche piena di opportunità. Fa riflettere, in un Paese come il nostro, dove fino a ieri potevamo sentire ministri ringhiare in Tv contro la minaccia degli “stranieri”, la diffusione di cognomi “diversi”.

Il bello – e stavolta, per fortuna, se ne sono accorti in molti – è che spesso questi bambini o ragazzini accoppiano al loro cognome “esotico” dei nomi come Matteo, Andrea, Marco, Lucia, Maria. Nomi familiari, nomi “nostrani”.

Ecco. L’Italia sarà un gran casino, e non ha certo estirpato la mala pianta dell’intolleranza con un semplice cambio di governo.

Ma non sentire Ministri della Repubblica gracchiare dopo la notizia sull’avanzata dei cognomi cinesi, eccheggiando parole simili a quelle di un pazzo criminale norvegese autore di una strage, un certo sollievo lo dà.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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