I partiti e gli uomini politici non sono particolarmente simpatici, e non fanno davvero nulla per rendersi almeno degno di stima. Ma se la risposta alla fine dei demagoghi Berlusconi e Bossi e al vuoto provocato dall’assenza di politica degli ultimi anni è Beppe Grillo, cadiamo dalla padella nella brace.

Perché sarà anche vero, come ha detto qualcuno, che “anche Grillo finirà come gli altri: una straordinaria bolla elettorale e poi l’emergere di contraddizioni insolubili”. In fondo, la storia insegna: è il destino dei demagoghi.

Ma è anche vero che gli ultimi vent’anni infarciti dal fascino discreto della demagogia ci hanno portato sull’orlo del fallimento. E proseguire su questa strada sarebbe fatale: vogliamo finire in pasto a chi blatera “se tutti pagassimo le tasse ruberebbero di più”? Che grande idea, nel paese degli evasori orfani di B & B, e della montagna di debito pubblico!

Incazzarsi contro la classe politica – che ci mette del suo – è sacrosanto. Ma serve la fiducia. In un Paese che – nonostante i politici – stavolta capisca che la democrazia è una faticosa guerra quotidiana; contro la tentazione delle scorciatoie dell’ideologia e della demagogia.

Per cambiare il Paese servono le idee. Non blaterare slogan da quattro soldi.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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