E’ un pomeriggio caldo di aprile a Memphis, nel Tennessee. Al Lorraine Motel un uomo di colore s’affaccia dal balcone della sua camera. Guarda verso il cielo, pensando ai tanti anni passati nei Motel, correndo dietro a un sogno.

Il sogno di un giorno in cui “tutti gli uomini, i negri tanto quanto i bianchi, avrebbero goduto dei principi inalienabili della vita, della libertà e del perseguimento della felicità”. L’uomo, che si chiama Martin Luther King, sorride, pensando a Coretta che adesso è a casa. Gli sembra di vederla, salutarlo quando esce di casa, preoccupata ma con gli occhi felici e il sorriso di quand’era ragazza.

Ripensa a quei giorni ad Albany, a Birmingham, a Selma. E’ stanco quest’uomo, ma non può fermarsi. Perché quel sogno non è ancora realtà, e lui ha imparato che per avere ciò che ti spetta devi saper lottare, con la pazienza del tuo cuore ed il coraggio delle tue idee. Anche quando il sangue macchia l’asfalto, e quel sangue è rosso per i bianchi come per i neri.

Ripensa alle tante notti passate in galera, solo perché non voleva che nel paese in cui “Tutti gli uomini sono stati creati uguali” ci fossero ancora fontanelle a parte per i negri, o posti separati nell’autobus. Pensa a suo padre, ai suoi figli, a questo mondo da cambiare.

E’ stanco, ma non può fermarsi. E’ ora di andare. C’è un’altra marcia da preparare, altre lotte da fare. E allora Martin lancia un ultimo sguardo verso il cielo dal balcone della stanza 306 del Lorraine Motel. Ma lampi illuminano le finestre di fronte, e Martin affonda in un buio freddo.Non si sa ancora bene chi sia stato. Ma di sicuro si sa il perché.

Martin riverso sul balcone della stanza 306 del Lorraine Motel. Passa il vento e passa il tempo. Martin Luther King ora sorride, guardando un uomo dalla pelle scura seduto sulla poltrona nella stanza ovale nella Casa Bianca di Washington.

“Noi sfidiamo la vostra capacità di farci soffrire con la nostra capacità di sopportare le sofferenze. Metteteci in prigione, e noi vi ameremo ancora. Lanciate bombe sulle nostre case e minacciate i nostri figli, e noi vi ameremo ancora. E un giorno noi conquisteremo la libertà, ma non solo per noi stessi: faremo talmente appello alla vostra coscienza e al vostro cuore che alla fine conquisteremo anche voi, e la nostra vittoria sarà piena.”

Annunci