E’ alto il sole nel cielo di Sharpeville. Zulu, 8 anni, cammina in mezzo a una folla immensa. Di solito a quest’ora gioca nel prato pieno di fuori della sua casa di periferia, ma oggi mamma e papà l’hanno portato lì, assieme a migliaia di persone. Vanno verso le stazioni di polizia con il cuore in gola. Gli uomini e le donne cantano, saltando da un piede all’altro, fino a toccarsi il mento con le ginocchia.

Danzano il “toi toi”. Protestano contro una legge, la “legge del lasciapassare”. Zolu ha capito che significa che lui e quelli come lui, con la pelle color cioccolato, non possono andare in certi posti della città senza uno speciale permesso. Zolu non capisce. Se alza gli occhi vede gli uccelli, dal passero all’usignolo, volare dove vogliono. Nessuno dice loro “qui non puoi stare”.

Ma ora in cielo volano solo aerei che rombano minacciosi proprio sopra le loro teste. La folla s’accalca davanti alla stazione di polizia, è già passato mezzogiorno. D’improvviso, i poliziotti cominciano a sparare. In molti s’accalcano, altri gridano. La polizia spara a casaccio, Zulu ha paura, vede un bambino coprirsi la testa con un lenzuolo e poi cadere in una pozza di sangue. A decine cadono, come fiori di campo uccisi dalla primavera. Poi un colpo più forte, un dolor bruciante nel petto. Zulu affonda in un buio freddo, mentre sente in lontananza sua madre urlare il suo nome. Poi intorno è solo silenzio.

Il 21 marzo 1967 a Sharperville la folla che protesta per l’odiosa legge razziale del “lasciapassare” viene presa a fucilate dalla polizia. Saranno 69 i morti e più di 200 i feriti del massacro, che suscitò orrore in tutto il mondo, diventando un punto di svolta nella storia sudafricana. Il 21 marzo del 2005, l’Onu ha dichiarato questa giornata la giornata mondiale contro il razzismo.

Ed è bene non dimenticarselo.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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