Per il futuro delle economie avanzate come l’Italia ci vuole sempre più “sapere”, “conoscenza”, “scienza”. La fabbrica del sapere è l’Università, che in Italia non è che sia un granché. Un anno fa venne approvata la Legge 240 (riforma Gelmini), tra gli applausi di PdL e Lega e i fischi delle (allora) opposizioni.

Ma il vero problema della riforma – buona o cattiva che fosse – è che per attuarla sono necessari 45 atti del Governo (tra decreti legislativi, decreti ministeriali, regolamenti e decreti di natura non regolamentari) e almeno 14 atti regolamentari da parte di ciascuna delle 67 Università. In Italia.

Bene. Dopo un anno, il Governo ha emanato solo 24 atti. E delle 67 Università italiane, solo 23 hanno adeguato il loro ordinamento. Secondo gli esperti serviranno almeno altri tre o quattro anni perché la riforma sia compiuta e produca i suoi effetti.

Più che una riforma, un bella tartaruga. E mentre l’Italia cammina, il mondo corre. Nel 2015 la riforma Gelmini – buona o cattiva che sia – sarà già vecchia, ne servirà un’altra. Il Governo tecnico su questo fronte non ha pigiato l’acceleratore, chissà perché.

Presidente Monti, ministro Profumo, non sarà il caso di darsi una mossa?

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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