Vittorio Esposito è un attaccante del Termoli, società dell’eccellenza. Ha un passato nelle giovanili della Juventus. Durante il quarto di finale della Coppa Italia dilettanti, disputato contro la Torres di Sassari, ha deliberatamente sbagliato un calcio di rigore assegnato dall’arbitro. Un rigore che non c’era, e per il quale la squadra ospite aveva vivacemente protestato.

Non si sa perché l’abbia fatto. Forse perché i suoi avversari erano furiosi, tanto che il poriere avversario se ne stava visotsamente a braccia conserte per protesta. O forse perché il rigore era di fatto ininfluente: la sua squadra vinceva 1 a 0, dopo aver pareggiato 2 a 2 a Sassari, e il tempo era quasi scaduto.Forse perché è una partita di dilettanti, e non sono in ballo cifre miliardarie.

Va un po’ a sapere. Però, piace pensare che l’abbia fatto semplicemente perchè gli è sembrato giusto. E non è poco, in un mondo dove la parola “giustizia” viene spesso svuotata di senso, nel calcio come nel resto, dove essere onesto significa essere fesso. Dove per vincere – nel calcio come nel resto, per piccoli come per grandi traguardi – si è disposti a barare, simulare, approfittare delle sviste o delle sfortune altrui.

Vittorio ha preferito correre il rischio di passare per fesso. Come dice De Gregori: Non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, non è da questi particolari che si giudica un giocatore.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Annunci