C’è un’aria, nell’aria, che manca l’aria, avrebbe detto Gaber, uno che se ne intendeva. Quando, cento giorni fa – uno più uno meno – nacque il governo Monti quasi tutti parlarono della necessità di un periodo di decantazione, per fare le riforme che servivano al Paese.

Mentre in Parlamento sembra prenda forma la “grosse koalition” attorno a Monti, e dunque la fine della guerra “politica” a cui abbiamo assistito attoniti per anni tra destra e sinistra, nel Paese reale – almeno a guardare le cronache – non sembra che le cose stiano “decantando”. Proteste selvagge delle corporazioni, in Sardegna, la storia di oggi dei No Tav. E altri segnali sottotraccia.

Scontri, parole grosse, odio, grida. L’Italia, mentre l’opposizione parlamentare è ridotta alle grida sguaiate e inutili di Lega Nord e Idv, sembra un vulcano sul punto di esplodere. E meno male che le durissime manovre di Monti sembrano averci allontanato (definitivamente?) dal rischio di fallimento.

La “normale” dialettica democratica e parlamentare serve all’Italia quasi quanto le riforme che Monti sta provando (con troppe incertezze, purtroppo) a fare. E serve che torni presto, perché se no a saltare sarà qualcosa di più prezioso persino dello spread.

C’è un’aria, nell’aria, che manca l’aria.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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