La spending review, o la riforma delle procedure di spesa si farà, ma senza fretta. Le liberalizzazioni procederanno, ma gradualmente. Il riordino degli ammortizzatori sociali si farà, ma nel 2017. Il fondo taglia tasse è una priorità, ma non prima del 2013.

Lentamente, inesorabilmente, anche il governo Monti sembra adeguarsi all’andazzo italiano, se non altro perché non può approvarsi le riforme da solo. Intendiamoci, non si può dire che non sia stato fatto niente, anche perché per fare meglio di Berlusconi non bisognava sforzarsi troppo.

Ma – complice forse la fine della luna di miele dei cento giorni – cresce l’impressione di un esecutivo che fa sempre più fatica a trovare la via, scivolando sulla china del compromesso al ribasso, all’insegna del meglio poco che niente.

Sarà anche che l’inverno sta finendo e la primavera s’annuncia, assieme alla voglia di alleggerire il vestiario. E che una mezza riforma è pur meglio di niente.

In fondo è l’Italia. Un Paese senza infamia e senza loden.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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