Giancarlo Caselli è un famoso magistrato italiano, che si è fatto molti nemici famosi. Il primo è il terrorismo. Il secondo è la mafia. Il terzo è lo schieramento politico di centro destra, che nel 2005 s’inventò addirittura una legge per impedirgli di diventare procuratore nazionale antimafia.

Adesso ha un altro nemico: una parte di gruppi anarchici e di No Tav. Perché ha fatto arrestare alcuni componenti del movimento No Tav, accusati di essere responsabili di “singoli episodi di violenza” nel corso delle manifestazioni del 27 giugno e del 3 luglio 2011 in Val di Susa.

Lo contestano, scrivendo sui muri “Boia”, “Torturatore”, “Assassino”. Per esprimere il loro punto di vista – così dicono – gli impediscono di presentare in giro per l’Italia il suo libro “Assalto alla giustizia”. Tra i suoi accusatori, naturalmente, anche il prode Beppe Grillo, che almeno però invita tutti a lasciarlo parlare, bontà sua.

Essere contro la TAV è naturalmente legittimo, forse persino giusto. Così come contestare. Un po’ meno legittimo è commettere reati di violenza, se saranno accertati in un processo. E non lo è sicuramente impedire agli altri di parlare.

Una volta i magistrati voleva azzittirli Berlusconi. Adesso alcuni pezzi del cosiddetto “movimento antagonista”. Un altro segno dei tempi che cambiano.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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