L’età media dei neolaureati italiani supera i 27 anni, la media europea non arriva a 24, ed è un problema; difficile pensare di risolverlo dicendo che “bisogna far capire che se non sei ancora laureato a 28 anni, sei uno sfigato”. Nel mondo globalizzato va ripensata l’intera materia del lavoro – contratti, flessibilità, tutele – perché ormai il posto fisso a vita è un’illusione; vero, ma non si supera la difficoltà di accettarlo dicendo che in fondo “il posto fisso è una monotonia”. L’eccessiva permanenza in famiglia dei giovani italiani, superiore alla media europea è una criticità; ma è da sciocchi pensare che basti prendersela con il “mammismo” degli italiani per cambiare le cose.

Forse si tratta solo di battute infelici. Ma spesso il come si comunica una cosa è anche la spia di come si pensa di risolverla. E allora: “Houston, abbiamo un problema”. Perché dalle battute di Monti, Fornero, Martone, Cancellieri sembra che la colpa dei nostri problemi sia la “mentalità” degli italiani, specie dei giovani d’oggi. Ecco, questa è una sciocchezza, non un battuta infelice. E se a dirla è il “Barcellona” dei governi possibili, il gotha dell’intellighenzia italiana, c’è da rabbrividire.

Perché se vogliamo partecipare al gioco “per colpa di chi?”, allora dobbiamo dire che le colpe delle grandi criticità italiane – sistema pensionistico sbagliato, mondo del lavoro duale, ipertutelati e iperprecari, welfare “familiare” che tracima nel familismo, sistema produttivo asfittico e conservatore – ad occhio e croce sembrano soprattutto dei giovani di ieri – a cui molti attuali ministri appartengono – che dei giovani d’oggi.

Da Monti e dai suoi “fuoriclasse” è lecito attendersi qualcosa di più di luoghi comuni triti e ritriti. Sennò bastava affidarsi ai politici.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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