Il ministro della salute, Renato Balduzzi, ha proposto di modificare il sistema di cura dei bambini italiani. In soldoni, fino a 7 anni sarebbero curati dal pediatra, mentre dopo dovrebbero passare al medico di famiglia. I pediatri sono in rivolta. E già si parla di un governo che “abbandonerebbe i bambini”, sostenendo anzi che i pediatri in Italia sarebbero pochi.

Le statistiche dicono che in Italia ci sono oltre 14 mila pediatri per 8 milioni di bambini, in Germania ce ne sono meno di 7 mila per 12 milioni, in Gran Bretagna meno di 5 mila per 9 milioni. L’organizzazione dell’assistenza sanitaria di base in Europa oscilla tra varie forme (solo pediatra, solo medico generico, mista), ma solo nel 18% dei paesi europei la cura di base dei bambini dopo i 7 anni è affidata esclusivamente ad un pediatra. E in quei Paesi la salute dei bambini è tutelata come da noi.

Attenzione: questo non significa che il nostro sistema sia per forza peggiore di quello tedesco e inglese. Ma il problema è un altro: il solito – italianissimo – modo di affrontare qualsiasi questione è di urlare a difesa di un interesse generale (quello della salute infantile lo è di sicuro) per mascherare una più modesta difesa – legittima – di una categoria.

Così, il dibattito – che dovrebbe essere sereno e scientifico – sull’organizzazione del sistema sanitario per le cure dell’infanzia finisce in caciara, tralasciando le questioni vere (popolazione infantile attuale e futura, efficacia assitenziale nel territorio o in ospedale, distribuzione dei pediatri nelle regioni, ecc…) e trasformandosi in una guerra santa. Dalla fine purtroppo prevedibile: una marcia indietro, al grido “aridatece er pediatra” di mamme e papà inferociti.

Già si sentono, basta aprire la finestra.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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