Claudio N., operaio da due anni in cassa integrazione non dorme più la notte. Maria B. da sei mesi a spasso dopo un anno in un call center piange ogni mattina davanti al cappuccino. Francesco F. e Annalisa C., giovane coppia con bambino, lui ingegnere che ha perso il lavoro, lei precaria espulsa dalla scuola, non sanno più come pagare il mutuo.

Loro, come altri milioni di persone in Italia e nel resto del mondo hanno perso il loro lavoro o non lo trovano. E per questo sono disperati. Bene, sono tutti stupidi, oltre che ignoranti. Non hanno letto l’illuminante ricerca di Marianna Virtanen della University College di Londra, pubblicata sulla rivista PLoS ONE, che spiega che lavorare troppo fa male, raddoppiando il rischio di ammalarsi di depressione.

Per sfuggire al rischio, dice la Virtanen, è bene alternare il troppo lavoro ad adeguati periodi di riposo. Bisognerà avvertire Claudio, Maria, Francesco, Annalisa e tutti gli altri che sono dei privilegiati: godono dei benefici della nuova divisione del lavoro.

O avvertire Marianna che lavorare troppo farà certo male. Ma non lavorare fa peggio.

Pubblicato anche su Giornalettismo

Annunci