C’è chi dice che il declassamento di nove Paesi dell’Eurozona (tra cui Francia, Italia, Austria, Spagna) deciso dall’Agenzia di Rating Standard & Poor’s sia un complotto contro l’Europa; c’è invece chi pensa che sia la logica conseguenza del dissesto finanziario di quei Paesi “canaglia”.

Ma forse la verità è molto diversa, e molto più semplice: come ha detto l’ex capo economista di Standard&Poor’s, David Wyss, il fatto è che le agenzie “non sanno quanto a conti pubblici molto di più del normale lettore di giornali”.

Ma non c’è bisogno di un premio nobel per l’economia per capire che una “classifica” di rating che equipara l’Italia al Perù, alla Colombia o all’Irlanda ha qualcosa che non va. Così come considerare la Francia meno solvibile della disastrata – dal punto di vista economico-finanziario – Gran Bretagna. O abbassare il rating agli USA considerandoli meno solvibili della Finlandia.

David Wyss è stato generoso: sulla valutazione delle finanze pubbliche le Agenzie di rating non ne sanno quanto un normale lettore di giornali. Ne sanno molto, molto meno.

Il fatto che il loro giudizio sia così importante da poter decidere la sorte di interi Paesi, la dice lunga sulle cose da cambiare in questo pazzo pazzo mondo.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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