A passeggio nel bosco intorno casa mia, gironzolavo riflettendo sull’ultimo Rapporto ONU su cambiamenti climatici e sullo sviluppo umano, e sui rischi per la vita di milioni di esseri umani che sono alle nostre porte. Mentre pensavo che nel frattempo in ogni parte del mondo ci sono persone che muoiono per guerra, fame, malattie come la malaria o la TBC (cose che sarebbero curabili con kit da 10 dollari), mi ha sorpreso una fittissima nebbia, come in un sogno. Mentre cominciavo ad avvertire un pizzico di paura, mi è corso incontro un ometto biondo, un minuscolo e candido bambino dai capelli d’oro e dalle guance del colore della porpora. Mi ha detto di venire da B 612, un asteroide piccolissimo e lontanissimo, dove era fuggito da una rosa che lui aveva tanto amato e curato ma che cominciava ad annoiarlo, tanto era dispotica e permalosa.

Questo bambino, che sembrava un principe tanto era bello, mi ha detto che prima di approdare sulla Terra, ha vagato di pianeta in pianeta, incontrando tanti strani personaggi, tipo un uomo d’affari che contava e ricontava le stelle, dicendo di essere un uomo ricco, anzi ricchissimo, perché le possedeva tutte. E poi, un tizio che diceva di regnare sull’universo, un re senza corona e senza sudditi desideroso soltanto del comando. Dopo altri incontri era approdato sulla Terra, e aveva incontrato una volpe che gli aveva insegnato i riti dimenticati dell’amicizia e dell’amore, quelli che consentono di conoscere realmente le cose, piano piano, giorno dopo giorno. La sua amica volpe gli aveva detto “Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici”.

Ripartito per il suo viaggio, e dopo avere incontrato un aviatore sperduto nel deserto del Sahara di cui era diventato grande amico ma dal quale aveva dovuto separarsi, il piccolo aveva vagato di nazione in nazione, cercando davvero di capire e conoscere il valore delle cose. Ne vedeva tante molto belle: la pizza margherita per mangiare, un giocattolo tra le luci colorate di Natale, gli ombrelli per ripararsi dalla pioggia, pantaloni e maglioni per proteggersi dal vento, le automobili e gli aeroplani per viaggiare. E si chiedeva, sempre, quale fosse il valore di queste cose, di tutte le cose e tra queste, quale fosse quella più preziosa, di maggiore valore. Preso da dubbi sempre più grandi, capitò un giorno in un posto dove un mucchio di signori eleganti parlavano fitto tra di loro.

Erano politici, banchieri, professori, giornalisti, scrittori, uomini di chiesa. Erano i grandi della terra. Il piccolo principe, intimidito da quel consesso numeroso e chiassoso, prese coraggio e chiese: “Voi, signori della terra, sapreste dirmi qual è la cosa di maggior valore? La più preziosa tra tutte le cose di questo mondo?” “Il petrolio” gli rispose senza esitazione un signore americano. “I diamanti” gli rispose un tipo russo. “Il potere” gli disse un altro con gli occhi a mandorla. “La televisione”, affermò un tale di origine italiana. “Ma che dite? L’amicizia!” disse un altro tale. E tutti, a seguire, diedero la loro risposta, finché si alzò un uomo vestito con un umile saio, che disse di chiamarsi Francesco e di venire da Assisi. “La cosa più preziosa al mondo è la vita” Tutti gli altri annuirono convinti. Erano stati proprio sciocchi (forse distratti dai loro grandi pensieri?) per non averci pensato subito!

Il piccolo principe, rinfrancato da questo illuminante incontro, ma dubbioso come tutti i bambini impertinenti, mi ha raccontato di essere tornato a girovagare per il mondo. Voleva essere sicuro che quel signore simpatico e tutti gli altri gli avessero detto la verità. Andava di città in città, entrando nei negozi e nei centri commerciali gonfi di cose, negli alberghi e nei ristoranti, nelle fabbriche più disparate. E trovava mobili, vestiti, case. E ogni cosa aveva un valore per gli uomini, dall’umile candela che si compra per pochi spiccioli, all’auto di lusso che costa molti soldi, ai missili nucleari che solcano gli spazi infiniti e che nessun uomo potrebbe mai acquistare. Ognuno sapeva spiegargli il valore di quegli oggetti. Ma, a coloro i quali chiedeva “Quanto vale la vita?..” si sentiva rispondere con un misero “Non lo so” oppure “Non la vendono da nessuna parte”, magari seguita da uno sguardo di adulto sprezzante, o da una punta di saggia commiserazione. Preso di nuovo dallo sconforto, s’era incamminato verso Assisi per ritrovare quel simpatico signore, passando così per l’Africa martoriata dalle guerre fratricide senza senso, per l’Iraq e l’Afghanistan insanguinati dalla guerra, per le periferie delle metropoli sventrate da droghe e dalla violenza, entrando in case in cui si uccide in silenzio la propria moglie o i propri figli. E così, sempre più smarrito, cercando la strada per Assisi, si era ritrovato in questo bosco, di fronte a me.

Mentre stavo per metterlo al corrente della mia confusa incertezza, la nebbia si è diradata per un momento, e ci siamo ritrovati in una sconfinata deserto. Il vento alzava una nebbia calda di sabbia, e abbiamo scorto una lontana figura; era un aviatore che salutava, e ho visto che il Piccolo principe lo ha riconosciuto e gli ha sorriso, correndogli incontro e abbracciandolo forte. Piacerebbe anche a me riabbracciare chi ho perduto. E ho sorriso vedendoli salire abbracciati su quell’aereo e decollare, mentre il vento del deserto alzava la sabbia e faceva sparire tutto d’incanto. Ho sentito il bambino cantare una canzone nel vento. Diceva di aver capito che tutte le rose sono uniche, preziose, incantate. Come la vita di ogni persona. E sono tutte diverse e speciali: E vanno coltivate, annaffiate tutti i giorni, con amore. Mentre svaniva nella sabbia nebbiosa, il piccolo principe salutandomi gridava: “Torno da lei, dalla mia rosa. Perché è unica. Insostituibile. Perché è la mia rosa” La nebbia è svanita d’incanto, ero di nuovo nel mio bosco e il sole tramontava, inondando di rosso le colline d’intorno, come accade ogni giorno. Pensando al ridicolo re dell’universo che gli ordinava di tramontare, ho sorriso.

Dedicato ai grandi che sono stati bambini una volta e poi se ne sono dimenticati. Perché si ricordino, come ci ha insegnato Antoine De Saint-Exupéry che “Non si vede bene che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”

Pubblicato a suo tempo su Lo scarabocchio di Comicomix

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