Ignazio Cutrò è un nome che probabilmente non dice nulla a nessuno. Ignazio è un semplice imprenditore edile di Bivona, entroterra agrigentino. In un Paese come il nostro, triste perché ha bisogno di eroi, Ignazio ha fatto la scelta meno facile: un giorno si è ribellato al pizzo e ha denunciato i mafiosi facendoli condannare. Ma questo è uno strano Paese; Ignazio si è ritrovato praticamente solo, malvisto dai suoi concittadini, abbandonato da tutti.

Ma ancora non bastava. Pochi giorni fa la “Serit Sicilia”, agente della riscossione per la provincia di Agrigento, gli ha recapitato una lettera: una “Comunicazione Preventiva di Ipoteca” per oltre 85 mila euro. In pratica, lo Stato non ha sospeso i debiti di Ignazio, debiti contratti per pagare i danni degli attentati mafiosi che ha subito. E non gli ha neppure rilasciato i documenti per riavviare la sua azienda. Risultato: Ignazio non può lavorare, ma deve pagare entro il 17 gennaio una cifra enorme, pena l’iscrizione di ipoteca sui suoi beni immobili.

Ignazio è pronto a lasciarsi morire di fame e di sete. Ignazio non si lamenta, e non chiede nulla di straordinario. Solo di poter fare l’imprenditore in un mercato libero, nella sua Sicilia, nella sua Italia, senza mafia e senza soprusi. Qualcuno ha scritto una lettera al Presidente della Repubblica, ai Presidenti delle Camere, al Presidente del Consiglio, al Ministro dell’Interno. Finora nessuna risposta. Ignazio resta, ancora una volta, solo.

Serve che qualcuno si svegli. Non lasciamo solo Ignazio: dopo aver conosciuto la sua storia chi altro si azzarderà a denunciare il racket?

Le stelle stanno a guardare. Lo Stato anche. Noi apriamo gli occhi e facciamoci sentire. Svegliamoci.

(Lettera aperta alla politica)

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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