Un altro anno è andato e la sua musica è finita. Un anno nuovo è arrivato e tra un anno passerà. In mezzo, 365 giorni che non saranno facili per nessuno. L’Italia poi avrà il suo da fare per riuscire a sopravvivere.

E’ uno strano Paese, pieno di gente che confonde l’apparenza con la sostanza e la furbizia con l’intelligenza; dove molte persone non riconoscono i propri doveri ma pretendono i loro diritti, spesso confondendoli con i “favori”; dove da Palermo ad Aosta incontri persone che ritengono le avversità della vita dei complotti ai loro danni, e che negli altri vedono spesso non semplici esseri umani, ma nemici.

In Italia s’incontrano molti profondamente convinti che sia giusto non pagare le tasse ma si lamentano dei servizi pubblici scadenti; che pensano che fare la fila alla posta, dal medico, al casello dell’autostrada sia da fessi o sfigati, che studiare sia più o meno una perdita di tempo, perché l’unico metro che distingue un grand’uomo da un fallito sia il suo conto in banca.

Eppure, è in questo strano Paese che siamo nati e che, bene o male, è anche il nostro. Un Paese grande, come una nave che va (anche se non si sa dove va), dove in molti continuano a far finta di essere sani dentro una maledetta notte che sembra non dover finire. Ma è in questo Paese che passeremo i prossimi 365 giorni, cercando di combattere contro questa libertà obbligatoria, non sentendoci tanto italiani (anche se per fortuna o purtroppo lo siamo). Continuando a pensare che c’era il pensiero, e ricordando che c’è una fine per tutto, e non è detto che sia sempre la morte. Non smettiamo di combattere, e non smetteremo.

Perché “voglio essere libero, libero come un uomo”.

“Ma io ti voglio dire che non è mai finita, che tutto quel che accade fa parte della vita” (Giorgio Gaber, che ci manca da 9 anni. E si vede)

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Annunci