Raccontano le cronache che dopo l’arresto di Michele Zagaria, boss dei casalesi, avvenuto nel suo paese, Casapesenna, l’anziano e navigato parroco, don Luigi Menditto, ha dichiarato: “Per me che sono un sacerdote, Zagaria è solo un parrocchiano come gli altri al quale portare il vangelo”. “Fin quando mi ha fatto richieste nello spirito cristiano, come la celebrazione di un matrimonio o battesimo, io ho detto sì.”

Il fatto che Michele Zagaria sia pluricondannato per reati gravissimi, omicidio compreso, non sembra essere importante. In fondo, anche Hitler amava il proprio cane, ed accarezzava i bambini dei suoi amici quando lo andavano a trovare.

La parrocchia di Casapesenna si trova a poca distanza dal sofisticatissimo bunker di Zagaria. Quando fu costruito chissà cosa avrà pensato il parroco; magari era troppo impegnato a portare il vangelo da qualche parte. E comunque, un pastore ama tutte le sue pecorelle, ancora di più quelle smarrite.

Sarà. Ma un sacerdote è anche un uomo, un cittadino. Come don Peppino Diana, ammazzato il 19 marzo del 1994 nella sagrestia della chiesa di san Nicola a Casal di Principe dai casalesi. Perché si scagliò contro la violenza, lo sfruttamento e l’illegalità diffusa come stile di vita aberrante, pericoloso e contro Dio del clan dei casalesi.

Chissà se Don Luigi se ne ricorda, mentre porta in giro il vangelo.

Pubblicato su Giornalettismo

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