Youssef, 8 anni, seduto sulla panchina fredda, osserva i suoi compagni giocare a pallone. Davide, Luca, Muhammed, Julian, Karol, Michael, Mario, Andrea. Asilo, materna, scuola elementare: insieme da sempre, in quel lembo di vita pieno di domande e speranze che è l’Italia.

Youssef ha in testa una domanda da quando l’altro giorno un gruppo di ragazzi ha aggredito Mario, Davide e Luca, dicendo loro che non devono stare assieme a quegli “stranieri”. Youssef non se n’è mai accorto, quando gioca, che tra loro ci sono degli “stranieri”.

E anche lui, è “straniero”. Ma che vuol dire? Come tutti i suoi amici è nato in questa bella cittadina della Lombardia, è sempre vissuto lì a casa sua, con il papà operaio e la madre che fa le pulizie. Si guarda allo specchio, e vede solo un bambino che gioca. Uno che tifa Milan e spera di diventare famoso come Mario Balotelli, il suo idolo.

Youssef osserva i suoi compagni giocare a pallone. Ha una faccia da straniero e non lo sa. Sa solo che una volta lui e Luca si sono sbucciati il ginocchio, e avevano il sangue dello stesso colore.

Pubblicato su Giornalettismo

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