Tra le questioni più urgenti lasciate in eredità al Professor Monti c’è la scuola; l’istruzione, fondamentale per rilanciare lo sviluppo, falcidiata da anni di tagli indiscriminati che hanno prodotto migliaia di precari o disoccupati e aule sempre più affollate.

Ma in una scuola, la Viviani di Napoli, ci sono ben 27 cattedre libere, in cui nessuno vuole insegnare. Eugenia Carfora, la Preside, fa anche l’insegnante, la segretaria e la bidella perché neppure il personale non docente ci vuole lavorare.

La scuola Viviani sta al Parco verde di Caivano, quartiere popolare e ad altissima presenza di criminalità organizzata. Uno di quei quartieri dove se chiedi ad Antò, quinta elementare, cosa significa a.C., avanti Cristo, non lo sa. E se, dopo che glielo hai spiegato, gli dici che Gesù Cristo è morto a 33 anni, ti chiede: “Accidenti, era giovane. E com’è morto?”

Per salvare la “sua” scuola la preside ha lanciato un appello agli insegnanti di buona volontà. E in tanti sarebbero disposti a lavorare lì a Caivano. Ma per mesi dal Ministero le rispondevano picche, perché ci sono le graduatorie da rispettare.

Professor Monti, per dimostrare che il vento è cambiato, provi a riempire tutte le scuole come la Viviani di insegnanti e di alunni.

Se non vuole farlo per l’Italia, lo faccia almeno per Antò.

Pubblicato su Giornalettismo

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