Il quaranta per cento delle ricchezze del pianeta Terra è posseduto da appena l’uno per cento della popolazione, scrive il Global Wealth Report del Credit Suisse. Questa piccola fetta di popolazione ha aumento i suoi averi del 29 per cento nell’ultimo anno, mentre il resto del mondo si è impoverito e diversi Stati sono sull’orlo del fallimento.

Uno studio degli storici Peter Lindert e Jeffrey Williamson mostra che mai, neppure nel 1774, quindi prima della rivoluzione industriale, i ricchissimi erano così distanti dai “normali”: allora la ricchezza nelle mani dell’uno per cento dei più ricchi era “appena” del nove per cento.

Il processo di distacco dei ricchissimi dal resto del mondo accelera a partire dal 1982, durante l’era della “reaganomics”, dell’attacco al welfare state e delle politiche fiscali sempre più “generose” verso i ricconi. Da allora, mentre il reddito nazionale americano è cresciuto del 20 per cento, quello dei Paperon de Paperoni è aumentato di oltre il 33 per cento.

Nel frattempo, il dodici per cento della popolazione mondiale vive con meno di un dollaro al giorno. E diversi Stati stanno rischiando la bancarotta. L’economia ristagna perché il 99 per cento dei “normali” ha sempre meno soldi da spendere, e la linea della povertà precipita pesantemente verso gli ex “ceti medi”.

Tutto questo avviene sotto i nostri occhi, e tutti sembrano impotenti. I cosiddetti grandi della Terra sanno solo predicare politiche di tagli allo stato sociale. Il fascino della disuguaglianza continua a resistere. Fino a quando?

Pubblicato su Giornalettismo

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